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ReSol

Alberi

Italia


Corpo di Guardia - Castello degli Ezzelini


Andar per alberi con un gruppo di “speciali fotografi” è stata per tutti noi un’esperienza ricca di suggestioni, incontri, conoscenze…
Stare con il naso all’insù ad osservare i giochi di luce e l’intrecciarsi dei rami e godere dell’ombra di grandi faggi, spaccasassi (celtis australis), pioppi delle nostre colline e pianure, ci ha fatto rivivere emozioni legate ai ricordi dell’infanzia. Col senno del poi, siamo grati e riconoscenti a quanti, molti anni fa, hanno piantato, si sono presi cura e hanno seguito il loro crescere e prosperare.
Venerati dagli antichi per la loro presenza ritenuta magica tra terra e cielo, oggi, gli esemplari più longevi, forti e solitari, testimoni muti della nostra storia, vengono rispettati al pari dei monumenti. E’ lì, che noi abbiamo le nostre radici. Le loro radici sono anche la nostra storia.
-“ Sarà per questo, scrive Mario Rigoni Stern, che quando mi avvicino ad uno di loro sento commozione dentro il petto”-.
A Rubbio come a Forte Corbin alcuni faggi di considerevole maestosità e imponenza sono superstiti della grande guerra e non sembrano portarne le ferite e la sofferenza.
A buon titolo Gibran afferma che :-“ se un albero scrivesse l’autobiografia non sarebbe diversa dalla storia di un popolo”-.
Così come un pezzo di olmo, tagliato furtivamente lungo il fosso di casa, diventa l’albero degli zoccoli ( E. Olmi) e il gelso, indispensabile alimento dei bachi, venivano tutelati dalla”Serenissima” punendo coloro che li abbattevano con un prezzo altissimo qual’era “un occhio della testa”.

Oltre l’immagine
Col naso all’insù…
Sicuramente una prospettiva diversa. Un punto di vista che ci interessa: dal basso verso l’alto.
Up e down che si capovolgono.
Un “I care” di Milaniana memoria che ci sta a cuore. Ci interessa sperimentare e portare un punto di vista diverso. Promuovere, non tanto la parola, ma una comunicazione che dia voce e soggettività a persone che portano con sé il peso di una fragilità. Il nostro prendersi cura desidera essere inclusivo e partire dal basso.
Noi: sdraiati di schiena, fianco a fianco, le ginocchia piegate, all’ombra di un grande albero, i respiri che si confondono, le braccia alzate e gli occhi sullo schermo in cerca dell’inquadratura più bella…
Sopra di noi: un intrecciarsi di rami, un balletto di luci e ombre, un gioco di riflessi in continuo divenire…
Il nostro obiettivo dopo aver vagato si ferma su un’immagine che sembra colpirci. Un intersecarsi di fronde e rami ci stupisce perché è lo specchio del nostro desiderio di stare e vivere in relazione.
Il nostro protendersi verso gli altri e il nostro intrecciare relazioni diventa metafora del vivere. Le nostre relazioni sono vitali al pari del distendersi dei rami alla luce del sole. L’importanza della luce, oltreché per fare una buona fotografia, diventa elemento e alimento di crescita.
Oltre e al di là, delle immagini scelte, che costituiscono per noi lo scenario di fondo, ci interessa di più l’intrecciarsi delle nostre relazioni, che costituiscono la finalità del nostro stare insieme.

 ReSol

 

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